“Pupi di zuccaro”, 30 giugno 2010

30 giugno 2010 by

[…] Appena metti a leggerlo, questo sembra un libro da niente: molto piacevole, per carità, ma niente di che. Dopo che lo finisci, però, dopo numerose risate, ti resta addosso qualcosa. Con la sua scrittura minimale, il suo gusto per i toni smorzati, i siparietti surreali, le ellissi e il non-detto, Giulio Mozzi riesce a raccontare un mondo. Un’atmosfera, una condizione di vita. Proprio come fanno i grandi scrittori. […]

Leggi qui tutta la recensione di Nino Fricano apparsa in Pupi di zuccaro.

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“Tuononews”, 21 aprile 2010

21 aprile 2010 by

di Romano Augusto Fiocchi

Mozzi è nato a pochi chilometri da Padova e vive a Padova. Ma abita anche nel web. Anch’io, infatti, non l’ho conosciuto di persona ma via Internet. Avrei potuto incontrarlo e stringergli la mano a Torino, lo scorso anno, in occasione della Fiera del Libro. Giulio Mozzi mi aveva prontamente rilasciato il suo numero di cellulare. Ma impegni miei e suoi non hanno fatto coincidere le nostre presenze.

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Rendiconto 2009

11 aprile 2010 by

di giuliomozzi

Al 31 dicembre 2009 (è arrivato in questi giorni il rendiconto di Mondadori) risultavano stampate 6.175 copie di Sono l’ultimo a scendere; 123 disperse tra omaggi e scarti; 2.790 vendute (dall’editore ai librai: questo numero comprende anche le copie tuttora in giacenza presso le librerie); 3.252 giacenti. I diritti d’autore generati dal venduto consistono in 7.444 euro; considerato che l’anticipo è consistito in 15.000 euro (ossia in 13.500 euro lordi, essendo il 10% dovuto all’agente; e tolte le tasse, circa 11.000 euro netti), e che 74,40 euro sono a mio carico per i bollini Siae, al 31 dicembre 2009 io ero in debito verso Mondadori per 7.556 euro. Speriamo bene.

“Calabria Ora”, 20 marzo 2010

5 aprile 2010 by

di Antonella Falco

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Quando vita e finzione si incontrano sui treni

12 marzo 2010 by

di Lisa Corva

[Questo articolo è apparso nel quotidiano di Trieste Il Piccolo giovedì 11 marzo 2010].

Qualche settimana fa Giulio Mozzi si è addormentato in treno. E quando si è svegliato si è accorto che gli avevano rubato il cellulare. Direte: che cosa ci interessa? Il punto è che Giulio Mozzi è uno scrittore, e che l’incidente assomiglia in modo bizzarro a uno dei buffi racconti del suo ultimo libro, Sono l’ultimo a scendere (Mondadori). Che sono, infatti, per la maggior parte ambientati sui treni italiani, Eurostar e regionali, compresa una tratta che chi parte da Trieste conosce bene: quella che va da Mestre a Milano. Mozzi, infatti, scrittore e consulente editoriale, vive a Padova; ma, a quanto pare, vive molto anche nei non propriamente comodi vagoni delle Ferrovie dello Stato. Proprio in treno è ambientato il racconto di una signora, cui lei racconta che le voci che sente uscire dalla grata del condizionatore sono gli spiriti di chi si è suicidato sui binari… Ha letto per caso il libro? Si è vendicata? «Quella signora, come tanti personaggi di romanzi e racconti, ha un problema: non esiste. Quindi non so come potrebbe scrivermi o vendicarsi. D’altra parte, anni fa, un tizio mi mandò una cartolina per dirmi che aveva incontrato il personaggio d’un mio racconto – un professore pazzo che, nel racconto, andava in giro per gli argini del Po emiliano impartendo lezioni a chiunque incontrasse. Eppure anche quel personaggio non esisteva. Quindi non si può escludere nulla…».

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“Il Sole / 24 ore”, 6 dicembre 2009

10 dicembre 2009 by

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BookAvenue, 9 dicembre 2009

10 dicembre 2009 by

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Fiera

8 dicembre 2009 by

Sono alla fiera Più Libri Più Liberi, a Roma. Mi aggiro.
Una ragazza ferma in un angolo, con un libro in mano, mi dice: “Avrebbe un minuto?”.
“Dica”, dico.
La ragazza è l’autrice del libro che tiene in mano. Comincia a parlarmi del libro. Lei ha trovato un vecchio quaderno di suo nonno – riprodotto fotograficamente nelle prime pagine del libro -, una specie di breve autobiografia; lo ha tradotto dal dialetto in cui è scritto e poi, se capisco bene, lo ha continuato risalendo nel tempo fino ai giorni nostri.
Prendo il libro. Lo sfoglio.
“C’è una cosa che non capisco”, dico. “Dov’è che finisce il testo che lei ha preso da suo nonno, e dov’è che comincia quello scritto da lei”.
“Non capisco”, dice la ragazza.
“Mi par di capire che il testo scritto da suo nonno arrivi fin qui”, le dico aprendole davanti la pagina con l’indice, e segnando un punto, “e che da qui cominci la parte scritta da lei, giusto?”.
La ragazza sembra perplessa.
“Senta”, dice, “se il libro vuole leggerselo così in piedi, invece di acquistarlo…”.
“Ho capito”, dico. “Il libro non mi interessa”. Glielo ficco in mano. “Arrivederci”.

Giornalista

4 dicembre 2009 by

“Dunque, signor Mozzi”, dice il giornalista, “Sono l’ultimo a scendere è il suo ultimo libro”.
“No”, dico. “E’ il terz’ultimo. Dopo sono usciti Corpo morto e corpo vivo: Eluana Englaro e Silvio Berlusconi, per Transeuropa, e (non) un corso di scrittura e narrazione per Terre di Mezzo”.
“Ma quando è uscito Sono l’ultimo a scendere?”, dice il giornalista.
“Il 22 settembre”, dico.
“Di quest’anno?”, dice il giornalista.
“Sì”, dico.
“E gli altri?”, dice il giornalista.
“Rispettivamente il 4 novembre e il 10 novembre”, dico.
“Sempre di quest’anno?”, dice il giornalista.
“No, dell’anno prossimo”, dico.
“Ah, devono ancora uscire, allora”, dice il giornalista.
“No”, dico. “Sono già usciti. Dicevo dell’anno prossimo per scherzare, perché mi pareva ovvio che si tratta di quest’anno”.
“Signor Mozzi”, dice il giornalista, “non cerchi di confondermi. Questi libri sono usciti o no?”.
“Sì”, dico. “Sono usciti. Tutti e tre”.
“Però, dai titoli”, dice il giornalista, “mi pare che non siano opere narrative”.
“Non lo sono”, dico. “Anche se almeno Corpo morto e corpo vivo è sicuramente un libro letterario”.
“Nel senso che parla di letteratura?”, dice il giornalista.
“No”, dico. “Nel senso che è un libro nel quale, per parlare di una questione d’attualità, uso le risorse della letteratura”.
“E quali sono le risorse della letteratura?”, dice il giornalista.
“La retorica, l’immaginazione”, dico.
“Però non è un romanzo”, dice il giornalista.
“No”, dico. “Non lo è”.
“Mentre Sono l’ultimo a scendere è un romanzo”, dice il giornalista.
“No”, dico. “E’ una selezione dal mio diario in rete”.
“Che però si legge come un romanzo”, dice il giornalista.
“Tutti i libri si leggono come i romanzi”, dico.
“Cosa intende dire?”, dice il giornalista.
“Si comincia dal principio, si va verso la fine”, dico, “e nel frattempo si leggono tutte le parole che sono scritte in mezzo”.
“Non mi prenda in giro, signor Mozzi”, dice il giornalista. “Il fatto è che Sono l’ultimo a scendere è la sua ultima opera narrativa”.
“Sì”, dico.
“Allora per me Sono l’ultimo a scendere è il suo ultimo libro“, dice il giornalista.
“Per me no”, dico.
“Signor Mozzi”, dice il giornalista, “viviamo in una società pluralista. Non se n’è mai accorto?”.

Presentatore

3 dicembre 2009 by

Il presentatore, prima che la presentazione cominci, mi domanda:
“Ma queste storie che racconti qui, sono vere?”.
“Una sola è vera”, dico.
“Quale?”, dice il presentatore.
“C’è scritto nell’introduzione”, dico.
“Quale introduzione?”, dice il presentatore.
“Quella che c’è nel libro”, dico. “All’inizio”.
Il presentatore sfoglia il libro. Legge la, peraltro brevissima, introduzione.
“E quindi tutti questi racconti sono inventati”, dice.
“Sì”, dico.
“Ma inventati di sana pianta?”, dice il presentatore.
“Oddio”, dico. “Si fa sempre uso della propria esperienza di vita. Anche se si raccontano storie di draghi e alieni”.
“Cominciamo”, dice il presentatore.
Ci accomodiamo, aspettiamo qualche minuto finché le persone si siedono.
“Buonasera”, comincia il presentatore. “Questo libro di Giulio Mozzi, Sono l’ultimo a scendere, è una raccolta di storie vere”.